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Turismo, Ruffino (Az): “Governo incapace di gestire esame per le guide turistiche”
“Di fronte al contestatissimo bando nazionale per le guide turistiche, il ministro del Turismo risponde con narrazioni improvvisate. Al ministro Mazzi abbiamo chiesto con chiarezza quali iniziative si intendano assumere per verificarne l’impianto complessivo, con particolare riferimento all'accessibilità della procedura, alla congruità dei tempi di preparazione concessi, alla carenza di criteri, alla tutela delle pari opportunità per le candidate in gravidanza e in allattamento. Per questa prova si è superato ogni limite di rispetto verso i professionisti che sono stati esclusi, tra cui archeologi, ricercatori e storici dell’arte ed è stato scaricato sui candidati il peso dei ritardi e delle inefficienze amministrative”.
Lo ha dichiarato Daniela Ruffino, deputata di Azione, a margine del question time con il ministro del Turismo Mazzi.
“A parlare - ha proseguito Ruffino - sono i dati: già la precedente edizione dell'esame nazionale aveva suscitato diffuse perplessità, poiché, su 29.228 domande presentate e 12.191 candidati presenti, soltanto 230 persone erano risultate idonee alla prova scritta.
Il 19 maggio 2026 si è chiuso il nuovo bando. Il giorno successivo è stato pubblicato il programma d’esame, la prova scritta è stata fissata il 5 giugno: 15 giorni di tempo. Non credo sia questa la modalità di gestire un’operazione così delicata per un governo che vorrebbe valorizzare il turismo".
Secondo Ruffino "Si chiedono esami sostenibili e coerenti con il lavoro delle guide turistiche; inoltre è stato richiesto un tavolo pubblico e non è stato concesso e non sono state rispettate le pari opportunità perché c’è stata l’assoluta mancanza di tutela per le donne in gravidanza o in fase di allattamento, proprio in un Paese in un cui la natalità ha un peso nel dibattito pubblico. Una prova che è stata una Caporetto per il governo dove è mancata la sensibilità e la capacità tecnico-politica di un esame nazionale che porrebbe anche fine all’abusivismo”.
“Lo Stato non può cambiare le regole a partita finita”. Ruffino (Azione) attacca il Ministero sui concorsi per dirigenti scolastici
La deputata di Azione ha portato in Commissione un question time sui vincitori del concorso ordinario per DS bloccati dalle nuove regole di riparto. La risposta del MIM non convince: «Descrivono il meccanismo, ma non rispondono sulla lesione del diritto soggettivo». Dietro l'iniziativa parlamentare, l'avvocato torinese Stefano Callà.
Hanno vinto il concorso, superato le prove, atteso anni. Eppure i vincitori del concorso ordinario per dirigenti scolastici, indetto nel 2023, rischiano di restare fuori dalle nomine per il prossimo anno scolastico, scavalcati da un meccanismo contabile che – secondo l'On. Daniela Ruffino e l'avvocato Stefano Callà – svuota di senso il loro diritto soggettivo alla nomina.
È questa la sostanza del question time che Ruffino (Azione) ha portato oggi alla Camera dei Deputati, chiedendo al Ministro dell'Istruzione e del Merito di spiegare perché l'informativa del 5 giugno scorso abbia introdotto una ripartizione che penalizza proprio chi ha vinto per merito.
Il problema
La legge prevede che almeno il 60% dei posti disponibili vada ai vincitori del concorso ordinario e fino al 40% alla procedura riservata. Fin qui, nessuna discussione. Il punto controverso è un altro: il MIM starebbe applicando quella percentuale includendo nel conteggio i posti già accantonati per i vincitori dell'ordinario. In pratica, i posti "riservati" ai vincitori vengono usati come base di partenza del calcolo del 60%, riducendo le ulteriori disponibilità che spetterebbero loro.
«È come se ti garantissero il 60% di una torta, ma poi ci mettessero già dentro la fetta che avresti avuto comunque», spiega l'avv. Stefano Callà, fondatore dello Studio Legale Legalescuola di Torino, che ha seguito la vicenda e ha fornito il quadro giuridico alla deputata. «Il risultato è che i vincitori del concorso ordinario prendono meno posti di quanti ne avrebbero diritto, e la procedura riservata ne guadagna. Ogni anno che passa, si consolida uno squilibrio che il legislatore non aveva voluto».
La risposta del Ministero
L'Ufficio legislativo del MIM ha risposto con una nota scritta in cui ricostruisce la disciplina vigente: le immissioni in ruolo si effettuano per almeno il 60% dall'ordinario e fino al 40% dal riservato, applicando le percentuali al contingente assunzionale autorizzato annualmente. Il documento ricorda anche la deroga prevista per il 2024/2025 – quando l'intero contingente andò al riservato, con obbligo di restituzione – e la trasformazione delle graduatorie regionali dell'ordinario in graduatorie ad esaurimento operata dalla Legge di Bilancio 2026.
Una risposta che Ruffino giudica insufficiente. «Il Ministero ci ha descritto come funziona il meccanismo. Non ci ha detto perché quel meccanismo non leda chi ha vinto il concorso. Sono due cose diverse, e la seconda è quella che ho chiesto».
Callà va più a fondo: «Il MIM stesso cita l'art. 10-bis del D.L. 45/2025, che alla mobilità interregionale salva espressamente i contingenti regionali del concorso ordinario. È la conferma che il legislatore aveva inteso preservare le posizioni dei vincitori. Se lo stesso principio non vale per le nomine, c'è una contraddizione che i TAR saranno chiamati a risolvere».
Cosa succede ora
Ruffino annuncia che non si fermerà qui: ulteriori atti parlamentari sono già in preparazione, con la richiesta al Ministro di fornire i dati regione per regione sul numero di vincitori ancora in attesa di nomina e sui posti che si libereranno con la mobilità interregionale per il 2026/2027.
Sul fronte giudiziario, Callà prevede un'ondata di ricorsi: «I vincitori del concorso ordinario hanno un diritto soggettivo perfetto alla nomina, riconosciuto dal D.M. 107/2023. Se l'Amministrazione non chiarisce in tempi rapidi, il contenzioso davanti ai TAR è inevitabile e avrà dimensioni significative su tutto il territorio nazionale».
