giovedì 3 settembre 2015

Piano Regionale per l'accoglienza dei flussi non programmati di cittadini extracomunitari 2014 - 2020.



La legge regionale 64/89 “Interventi regionali a favore degli immigrati extracomunitari residenti in Piemonte" stabilisce, tra gli altri aspetti, che la Regione predisponga un piano annuale di interventi e, all'art. 10, prevede che, avvalendosi anche della collaborazione degli Enti Locali e delle Associazioni degli immigrati, promuova, coordini e realizzi interventi organici, anche in concorso con programmi nazionali e comunitari a favore degli stranieri immigrati e delle loro famiglie.



L’articolo 42 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 s.m.i. - Testo unico sull’immigrazione - relativamente alle misure di integrazione sociale prevede che le Regioni adottino, per le materie di propria competenza, programmi annuali o pluriennali di iniziative e attività concernenti l’immigrazione;



Con D.G.R. n. 9-1207 del 23 marzo 2015 la Giunta regionale ha approvato un programma di lavoro finalizzato ad avviare il processo di revisione della legge regionale in considerazione dai mutamenti del fenomeno migratorio e dall’evoluzione delle esigenze dei territori, oltre che dal mutato quadro di riferimento normativo europeo e nazionale che ridisegnano le competenze della Regione in materia di immigrazione, in particolare per ciò che concerne gli indirizzi e la programmazione, il coordinamento, il monitoraggio e la valutazione degli interventi realizzati nonché la promozione di forme di concertazione e cooperazione con gli enti locali.



A seguito dell’attuale flusso di profughi, il Governo, le Regioni e gli Enti Locali il 10 luglio 2014 hanno siglato l’intesa “Piano nazionale per fronteggiare il flusso straordinario di cittadini extracomunitari, adulti, famiglie e minori stranieri non accompagnati” che ribadisce l’urgenza di “mettere in campo interventi di tipo strutturale in un contesto di leale collaborazione fra i livelli istituzionali” e che individua una governance multilivello, nazionale e regionale, attraverso tavoli coordinati rispettivamente dal Ministero dell’Interno e dal Prefetto del comune capoluogo.



La Regione Piemonte è quindi impegnata nella governance locale attraverso la costante collaborazione con le Prefetture per la gestione dell’accoglienza e il reperimento di strutture, e con azioni di sensibilizzazione dei territori e collaborazione con gli Amministratori locali per facilitare i processi di inserimento sociale dei profughi, anche nella prospettiva futura di partecipazione alla rete SPRAR.



Proprio in questa direzione, e al fine di favorire la partecipazione degli Enti locali  al Bando SPRAR per il reperimento di strutture di accoglienza per minori stranieri non accompagnati,  la Giunta Regionale:



Ø  con D.G.R. n. 41-642 del 24.11.2014 ha approvato una deroga temporanea al numero massimo di minori accolti nelle strutture residenziali per minori autorizzate sul territorio piemontese, quale prima misura per fronteggiare il notevole afflusso di minori stranieri non accompagnati;



Ø  con D.G.R. n. 58-1707 del 6.07.2015 ha approvato alcune deroghe ai requisiti previsti per le strutture residenziali per minori attivate o da attivarsi in relazione all'ampliamento dei posti per minori stranieri non accompagnati nell'ambito della rete SPRAR.



A seguito dei flussi migratori non programmati, dal febbraio 2014 ad oggi, sono stati assegnati al Piemonte 10427 richiedenti asilo provenienti dalle operazioni Mare Nostrum e Triton. Le presenze effettive al 15 luglio 2015 risultano essere  4461, di cui 1700 circa a Torino e provincia.



Secondo i dati nazionali, vengono riconosciuti titolari di protezione internazionale circa il 50% dei richiedenti asilo, pertanto, la gestione dei flussi non si esaurisce con le fasi di prima e seconda accoglienza ma comporta, contestualmente, il consolidarsi di politiche e programmi a favore  dei titolari di protezione internazionale che si stabiliscono sul nostro territorio.



L’Unione europea, con Regolamento n. 516 del 16/04/2014, ha istituito il Fondo Asilo, Migrazione, Integrazione che dovrà essere impiegato per misure a sostegno della migrazione legale e per l'effettiva integrazione degli immigrati oltre che per interventi in materia di asilo. L’Unione europea chiede che nelle programmazioni locali il fondo FAMI sia integrato e complementare ad altri fondi e programmi europei, come ad esempio il Fondo sociale europeo.



Le politiche migratorie nel periodo 2014-2020 devono, quindi, essere organizzate secondo una logica di coordinamento ed integrazione degli interventi e degli strumenti finanziari di competenza europea, nazionale e regionale.



Con questa logica, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Direzione Generale dell’Immigrazione e delle Politiche di Integrazione - i1 31 dicembre 2014 ha sottoscritto con la Regione Piemonte un Accordo di programma per la definizione di un Piano integrato degli interventi in materia di inserimento lavorativo e di integrazione sociale della popolazione immigrata.



Al fine di dare attuazione alle indicazioni europee e nazionali e definire le azioni in capo alla Regione Piemonte si intende approvare un Piano Regionale per l’accoglienza dei flussi non programmati;



tutto ciò premesso e considerato;



visto il Regolamento europeo n. 516/2014;



visto il D.Lgs. n. 286/1998 e s.m.i.;



vista l’Intesa tra Governo, Regioni ed Enti Locali del luglio 2014 sul “Piano nazionale per fronteggiare il flusso straordinario di cittadini extracomunitari, adulti, famiglie e minori stranieri non accompagnati;



vista la L.R. n. 64/89;



vista la D.G.R. n. 9-1207 del 23 marzo 2015;



vista la D.G.R. n. 41-642 del 24.11.2014;



vista la D.G.R. n. 58-1707 del 6.07.2015;



la Giunta regionale, unanime,



d e l i b e r a



- di approvare il “Piano regionale per l’accoglienza dei flussi non programmati 2014 - 2020” – allegato 1 parte integrante del presente atto, al fine di dare attuazione alle indicazioni europee e nazionali e definire le azioni in capo alla Regione Piemonte.



Il presente provvedimento non comporta oneri per il Bilancio regionale.



Avverso la presente deliberazione è ammesso ricorso giurisdizionale avanti al T.A.R. entro 60 giorni, dalla data di comunicazione o piena conoscenza dell’atto, ovvero ricorso straordinario al Capo dello Stato entro 120 giorni dalla suddetta data, ovvero l’azione innanzi al Giudice Ordinario, per tutelare un diritto soggettivo, entro il termine di prescrizione previsto dal Codice Civile.



La presente deliberazione sarà pubblicata sul B.U. della Regione Piemonte, ai sensi dell’art. 61 dello Statuto e dell’art. 5 della L.R. n. 22/2010.



PIANO REGIONALE PER L’ACCOGLIENZA DEI FLUSSI NON PROGRAMMATI 2014-2020







PREMESSA



L’immigrazione si caratterizza, ormai, per essere un fenomeno di tipo strutturale, diversificato nelle sue motivazioni e ampiamente analizzato nelle sue diverse sfaccettature.

Anche i cosiddetti “flussi non programmati” degli stranieri richiedenti asilo vanno considerati non più come emergenze bensì come movimenti strutturali che richiedono un impegno istituzionale e della società civile a tutti i livelli.

E’ sempre più cogente l’esigenza di favorire lo sviluppo di politiche e interventi tesi ad agevolare processi positivi e partecipati per lo sviluppo di una società multiculturale, plurale e coesa, in cui le diverse culture si incontrano arricchendosi vicendevolmente e la coesione sociale si realizzi attraverso la valorizzazione del capitale sociale, delle competenze ed abilità delle persone straniere.

Occorre, quindi, operare al fine di trasformare le diversità di provenienza, di lingua e di cultura di cui sono portatrici le comunità straniere in una opportunità di crescita civile e culturale per i nostri territori.

I processi di coesione, però, non si sviluppano in modo naturale e sono influenzati se non addirittura ostacolati da molteplici fattori, tra i quali  le opinioni, le rappresentazioni sociali, i valori, le ideologie, la “paura” della diversità, la percezione negativa della presenza numericamente significativa di popolazioni straniere, la mancanza di conoscenza e informazioni sul fenomeno migratorio, ecc.

A fianco degli aspetti sociologici e antropologici sul fenomeno migratorio, occorre ricordare che a seguito della riforma del Titolo V della Costituzione le competenze sull’immigrazione sono materia esclusiva dello Stato, mentre devono intendersi di competenza regionale concorrente o esclusiva materie di forte impatto sulla vita dei migranti quali l’accesso al lavoro, l’edilizia residenziale pubblica, la formazione professionale, l’accesso alle professioni, i servizi sociali ecc.

L’ Europa, per la programmazione 2014 - 2020, ha istituito il Fondo Asilo, Migrazione, Integrazione (FAMI) e i Ministeri competenti, Interno e Lavoro e Politiche sociali, hanno definito fondamentale la gestione del fondo attraverso una governance multivello tra Stato, Regioni ed EELL ed hanno ribadito l’obbligo di definire politiche e programmi integrati degli interventi e degli strumenti finanziari di competenza europea, nazionale e regionale.





I flussi non programmati



L’Italia da alcuni anni è chiamata a fronteggiare l’accoglienza dei migranti che fuggono dai loro paesi a causa degli eventi socio-politici che hanno coinvolto l’Africa e i paesi dell’est Europa.

Nel 2011, con lo scoppio della guerra in Libia, l’Italia ha strutturato l’accoglienza con il programma “Emergenza Nord Africa”, gestita dalla Protezione Civile.   

Nell’Ottobre 2013, a seguito dei tragici fatti di Lampedusa, ha preso il via l’operazione “Mare Nostrum” che ha avuto la duplice missione di garantire la salvaguardia della vita in mare e assicurare alla giustizia tutti coloro i quali lucrano sul traffico illegale di migranti.

Il 1º novembre 2014 l’operazione Mare Nostrum è sostituita dall’operazione Triton  che è organizzata sulla base di contributi volontari di alcuni Stati membri dell'UE.



Per far fronte ai considerevoli numeri di profughi che giungono sulle coste italiane, Stato, Regioni ed Enti locali, il 10 luglio 2014 hanno approvato un’intesa - “piano operativo nazionale per fronteggiare il flusso straordinario di cittadini extracomunitari”-  che  organizza il sistema di accoglienza dei richiedenti asilo, anche minori stranieri non accompagnati, su tre livelli: soccorso e prima assistenza nei territori di sbarco,  prima e seconda accoglienza sui territori regionali.

Il piano configura un unico modello di accoglienza che va a superare la frammentazione e la dispersione dovuta ai molteplici canali sinora in uso.  Viene individuato come punto cardine del sistema la rete SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) che ha al suo attivo 14 anni di esperienza sull’accoglienza dei profughi.

Nato nel 2001con un protocollo d'intesa tra Ministero dell'Interno Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione, l'Associazione nazionale dei comuni italiani (ANCI) e l'Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (UNHCR), per la realizzazione di un "Programma nazionale asilo" lo SPRAR è stato  istituzionalizzato con legge n. 189/2002.

Si è così formalizzato un sistema pubblico  di asilo, e con la stessa legge il Ministero dell'Interno ha istituito la struttura di coordinamento - il Servizio centrale di informazione, promozione, consulenza, monitoraggio e supporto tecnico agli enti locali - affidandone ad ANCI la gestione.

Il sistema SPRAR, finanziato con il Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell'asilo, è costituito dalla rete degli enti locali che  con il supporto delle realtà del terzo settore, garantiscono interventi di "accoglienza integrata"  finalizzata alla costruzione di percorsi individuali di inserimento socio-lavorativo.

Le strutture SPRAR vengono individuate attraverso Bandi a cui gli EELL accedono volontariamente. Non esiste, infatti, una distribuzione programmata sui territori.

L’intesa del 10 luglio 2014 prevede che nei territori di primo approdo  siano realizzate strutture governative finalizzate alla primissima assistenza: risposte ai bisogni primari, primi  screening sanitari, attività informativa e individuazione di soggetti vulnerabili. I tempi di permanenza devono essere molto contenuti per garantire il massimo turn over delle presenze.

Dalle strutture governative si favorisce il pronto invio degli stranieri nelle strutture di “prima accoglienza” dislocate sui territori regionali: i cosiddetti HUB.

L’Hub, si caratterizza per essere una struttura di media capienza, fino ad un massimo di 200 posti, che oltre a fornire risposte articolate a bisogni materiali, ha l’obiettivo di approfondire la diretta conoscenza degli ospiti e della loro storia e situazione sanitaria, accompagnarli nei percorsi di foto-segnalazione e formalizzazione della domanda di protezione internazionale, fornire tutte le informazioni giuridiche e normative che influenzeranno i loro percorsi, proporre eventualmente progetti di rimpatrio volontario assistito.

L’hub si colloca  come passaggio intermedio verso la seconda accoglienza.

Poiché l’attuale capacità di accoglienza del sistema SPRAR è insufficiente  per rispondere ai bisogni, e in attesa del suo  ampliamento, sono state istituiti a livello territoriale i C.A.S. - Centri di accoglienza straordinaria-, identificati attraverso bandi pubblici emanati dalle Prefetture che, in quanto organi decentrati dello Stato, hanno la responsabilità dell’accoglienza e del monitoraggio. 

Proprio nella prospettiva di armonizzare il sistema, i capitolati per l’individuazione dei C.A.S. corrispondono a quanto regolamentato nelle linee guida dello SPRAR. E’ previsto un contributo finanziario  massimo pro die/pro capite pari ad € 35,00.  I servizi che vengono richiesti sono:

Ø  Accoglienza materiale (alloggio, vitto, vestiario, prodotti per l’igiene personale…..)

Ø  erogazione ai profughi di pocket money giornaliero di € 2.50 e una scheda telefonica all’ingresso di € 15

Ø  Mediazione linguistico culturale

Ø  Orientamento e accesso ai servizi del territorio

Ø  Accesso alla scolarizzazione per minori e adulti

Ø  Percorsi di formazione civico linguistica

Ø  Accompagnamento alle pratiche burocratiche (richiesta asilo, permesso di soggiorno, codice fiscale…)

Ø  Personale dedicato sia sul piano legale per preparare l’audizione in Commissione Territoriale per la protezione Internazionale, sia per il bilancio di competenze su quanto lavorato/studiato nel paese d’origine

Ø  Percorsi di integrazione, con particolare attenzione alla conoscenza della lingua italiana, come primo ed indispensabile veicolo alla reciproca conoscenza

Ø  Accompagnamento alla formazione professionale e alla ricerca del lavoro



I Fondi per l’accoglienza dei profughi  sono assegnati all’Italia dall’Europa e il riparto delle quote di profughi da accogliere nelle singole regioni  è definito dal Ministero dell’Interno, considerati alcuni parametri (popolazione residente, popolazione straniera residente, fondi sociali trasferiti…)









LA SITUAZIONE PIEMONTESE





Dal 2 febbraio 2014 ad oggi, sono stati assegnati al Piemonte 10427 richiedenti asilo provenienti dalle operazioni Mare Nostrum e Triton. Le presenze effettive  al 15 luglio 2015 sono  4461 , di cui 1700 circa  a Torino e provincia.

La proiezione dei numeri relativi ai primi mesi del 2015 potrebbe assegnare complessivamente alla nostra Regione entro la fine di quest’anno circa 7000 persone.



SPRAR



In Piemonte sono titolari di strutture SPRAR  25 Comuni che ospitano complessivamente 831 persone. Si tratta per lo più di una forma di “accoglienza  diffusa” cioè organizzata in piccoli nuclei in appartamento.



PROVINCIA
presenze SPRAR


TORINO
677

ALESSANDRIA
83

ASTI
50

BIELLA
21


FONTE Prefettura Torino



CAS (Centri Accoglienza Straordinaria)



In Piemonte i Cas sono caratterizzati per essere strutture di media piccola grandezza gestite da soggetti del terzo settore (associazioni, cooperative) ma anche da privati (albergatori, affittacamere) con competenze specifiche a livelli molto diversificati.

La Prefettura di Torino provvede alla distribuzione dei migranti in modo proporzionale: al territorio della provincia di Torino  il 40%   degli arrivi , il 60% alle altre provincie





Dati al 15 luglio 2015

PROVINCIA
Arrivi  10.427
presenze 4.461  


TORINO
3758
1699

ALESSANDRIA
112
522

CUNEO
1518
641

VERCELLI
697
272

NOVARA
1042
487

ASTI
997
351

BIELLA
570
211

V.C.O.
725
278


FONTE Prefettura Torino





Dati di Trend dal 2014 al 15 luglio 2015   su  10.427   arrivi




Suddivisione per periodo
Suddivisione per anno
fino al 20.6.2014
21.6.2014
17.12.2014
18.12.2014
22.6.2015
23.6.2015
9.7.2015
10.7.2015
15.7.2015
anno 2014
anno 2015

1.659

4.474

3.307

749

238

6.275

4.152

dettaglio per provincia
dettaglio per provincia
TO
320
1.849
1.162
285
142

1544
AL
194
460
379
80
7
466
CN
244
616
492
129
37
631
VC
158
336
171
24
8
189
NO
209
340
375
100
18
476
AT
180
401
341
65
10
396
BI
185
180
161
36
8
201
V.C.O.
169
292
226
30
8
249

1.659
4.474
3.307
749
238
4.152













FONTE Prefettura Torino







RUOLO DELLA REGIONE



La Regione, componente del tavolo di coordinamento presso la Prefettura di Torino, è fortemente coinvolta nel processo di accoglienza dei richiedenti asilo sia attraverso l’impegno per il reperimento di strutture per l’attivazione degli hub  regionali, sia con la  sensibilizzazione dei territori e la collaborazione con gli Amministratori locali e con i gestori delle strutture di accoglienza al fine di fronteggiare problematiche emergenti.

L’attenzione regionale è altresì rivolta alla fase successiva all’accoglienza,  cioè alla predisposizione di programmi a favore dei titolari di protezione internazionale che, secondo i dati della Commissione Territoriale, sono circa il 50% dei richiedenti.





HUB



L’impegno regionale per il reperimento di centri hub, ha avuto come esito un accordo con il Centro Polifunzionale CRI “Teobaldo Fenoglio” di Settimo Torinese, già inserito all’interno della rete SPRAR, e l’individuazione di una caserma dismessa sita a Castello di Annone.



SECONDA ACCOGLIENZA: Incontri con Amministratori e soggetti gestori delle strutture



Centrale per la tenuta del sistema è il costante confronto e la collaborazione con gli Amministratori locali che, coinvolti ad affrontare l’accoglienza nei propri comuni, chiedono di essere sostenuti e accompagnati in un’esperienza così complessa e per la quale non sempre si sentono preparati.

Occorre colmare il gap informativo, facilitare i rapporti tra gestori dell’accoglienza e amministrazioni locali, assicurare la presenza regionale in incontri pubblici con i cittadini, favorire  progettualità locali, quali ad esempio l’accoglienza presso famiglie, incoraggiare il coinvolgimento della società  civile partendo dalle specificità e della solidarietà che esprimono i diversi territori.

Al fine di perseguire gli obiettivi appena descritti, in collaborazione con le Prefetture sono in corso di realizzazione incontri strutturati con i Sindaci.  Gli incontri, molto partecipati, si dimostrano  ottime occasioni per   individuare eventuali strategie di fronteggiamento delle difficoltà e per costruire alleanze operative.

Parallelamente, è stata avviata un’attività di contatto con  i gestori delle strutture attraverso visite in loco e incontri allargati al fine di approfondire le realtà locali, rilevare eventuali situazioni  di problematicità, informare sulle opportunità messe in atto dalle politiche regionali e riceve input utili per l’individuazione di progettualità ad hoc. Lo scambio tra i soggetti gestori è anche occasione per la messa in comune di buone prassi e modelli di gestione.

Si è altresì intrapresa la raccolta di protocolli operativi siglati a livello locale al fine di proporne l’estendibilità su tutto il territorio regionale.



PROTOCOLLO   D'INTESA  PER  ATTIVITÀ DI VOLONTARIATO E VADEMECUM



La Regione  promuove la diffusione di  protocolli   d'intesa   con  gli  EE.LL., Prefetture, centri di accoglienza, organizzazioni di volontariato, ed altri soggetti interessati, per il  coinvolgimento dei richiedenti asilo  in attività di volontariato a favore della comunità che li ospita. Per il richiedente asilo, l’attività di volontariato diventa un’occasione per conoscere il contesto sociale nel quale si trova e per sviluppare processi di  partecipazione  con la comunità locale. Al contempo, è un’opportunità di dialogo, integrazione, conoscenza e accettazione reciproca fra il migrante e la cittadinanza. 

La Regione, inoltre, è impegnata nella realizzazione di un Vademecum, ad uso degli amministratori e ad uso dei gestori delle strutture, nel quale saranno raccolte tutte le informazioni utili per la gestione dell’accoglienza (normative nazionali e regionali, progettazione regionale, circolari della Direzione sanità, modalità operative per l’inserimento dei richiedenti asilo presso famiglie, ecc.).



FORMAZIONE



In considerazione dei diversificati livelli di competenze in capo ai gestori dell’accoglienza, la Regione intende strutturare opportunità di formazione per gli operatori delle strutture su aggiornamenti giuridici, preparazione degli ospiti all’audizione della Commissione territoriale, opportunità di accesso ai servizi, ecc. 

Potranno essere coinvolti nel percorso formativo l’Associazione Multietnica Mediatori Interculturali, la rete MEDIATO,  l’ASGI, la CRI ed altri soggetti che di volta in volta si renderanno necessari.

Un’attenzione sarà rivolta anche al tema della tratta degli esseri umani poiché è ormai acclarato che attraverso i barconi giungono in Italia donne trafficate a scopo di sfruttamento sessuale. Al fine di identificare eventuali vittime, oltre al momento formativo, si creeranno collegamenti e collaborazioni tra le strutture di accoglienza e i partner del progetto regionale “Piemonte in rete contro la tratta”.



ENTI GESTORI DELLE FUNZIONI SOCIO-ASSISTENZIALI



Un ulteriore livello di collaborazione dovrà essere avviato con i Servizi sociali del territorio che, oltre alla specifica competenza  in caso di minori stranieri non accompagnati,  potranno cooperare  alla gestione dell’accoglienza attraverso la rete di contatti e collaborazioni attive sul territorio e concorrere alla definizione di progetti di inserimento socio-lavorativo per i titolari di protezione internazionale.



ACCORDO CON  IL MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI



Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Direzione Generale dell’Immigrazione e delle Politiche di Integrazione al 31 dicembre 2014 ha sottoscritto 17 Accordi di programma con le Regioni per definire un sistema di interventi e una programmazione integrata in tema di politiche migratorie nel periodo 2014 - 2020, secondo una logica di coordinamento ed integrazione degli interventi e degli strumenti finanziari di competenza nazionale e regionale.

L’obiettivo generale dell’Accordo è consolidare la governance multilivello in materia di politiche migratorie, attraverso la messa in atto di una programmazione complementare delle misure di integrazione sociale e delle politiche del lavoro, atta a valorizzare le sinergie e la complementarietà tra le fonti di finanziamento e la conseguente massimizzazione dell’efficacia degli interventi programmati.

L’Accordo prevede la predisposizione di un Piano Integrato degli Interventi in materia di inserimento lavorativo e di integrazione sociale della popolazione immigrata. Il Piano Integrato degli Interventi costituisce il documento che definisce le sinergie tra le azioni programmate dal Ministero (PON inclusione e FAMI) e dalla Regione (POR FSE), le modalità di intervento, gli strumenti a disposizione, i soggetti coinvolti, la tempistica di realizzazione e le risorse disponibili.

Le azioni che devono essere programmate nel Piano Integrato sono le seguenti:

a)            un’azione di sistema nazionale realizzata mediante il concorso di risorse provenienti dalla programmazione nazionale e volta a qualificare il sistema dei servizi territoriali rivolti alla popolazione immigrata;

b)            sette azioni pilota rivolte direttamente ai destinatari e realizzate attraverso il concorso di risorse provenienti sia dalla programmazione nazionale che da quella regionale;

c)            azioni dirette ad impatto diffuso sui destinatari e incidenti sul territorio regionale, realizzate attraverso risorse provenienti dalla programmazione regionale.

Il Piano integrato predisposto dalla Regione  prevede azioni specifiche a favore dei minori stranieri non accompagnati in fase di transizione versa l’età adulta e richiedenti/titolari di protezione internazionale.

A seguito dell’approvazione da parte del Ministero, il Piano sarà formalizzato con atto di Giunta.





RIPOPOLAMENTO COMUNI MONTANI E SOGGETTI AD ABBANDONO



E’ obiettivo della Regione promuovere attraverso gli assessorati competenti e l’Uncem azioni volte a favorire il ripopolamento dei borghi abbandonati in terreni alpini e più in generale aree soggette a fenomeni di abbandono residenziale coinvolgendo i migranti. 

Infatti, secondo il Rapporto Montagne Italia, la montagna mostra una capacità diversa di accogliere e ospitare i nuovi flussi di migrazione, sino a fare degli stranieri una componente rilevante delle forze di lavoro. La montagna italiana, in moltissimi Comuni, oggi è un luogo dove si sperimentano politiche di integrazione e un nuovo welfare di comunità̀.

Il trend demografico in Piemonte  non è negativo perché́ ci sono decine di immigrati che vengono integrati per iniziativa delle amministrazioni e dei welfare di comunità̀ locali. Oggi nelle aree montane e rurali c’è̀ un’evidente capacità di integrazione.